Un estratto del libro:
Rebel Talent
Why It Pays To Break the Rules at Work and in Life
di Francesca Gino
Harper Collins

I 5 elementi che formano un talento ribelle
Siamo circondati dalle regole fin dalla nascita, nella vita di tutti i giorni, a lavoro o a scuola. La maggior parte delle aziende e delle organizzazioni ha una serie di regole da seguire, perché senza di esse tutto degenererebbe nel caos. Tuttavia le regole hanno anche un aspetto negativo, specialmente quando sono cementate da secoli di tradizione, ci frenano e inibiscono l’innovazione. I ribelli sono coloro che riescono a infrangere le regole, ma in una maniera costruttiva, generando rinnovamento. La qualità comune condivisa da tutti i ribelli si può definire “Talento ribelle” ed è formata da cinque elementi base:
• innovazione
• curiosità
• prospettiva
• diversità
• autenticità
Cosa hanno in comune le persone con lo status di ribelle?
Le convenzioni e le norme sociali servono per creare ordine e prevedibilità nella società, per fare in modo che tali norme vengano seguite, chi le viola è punito e il suo comportamento riformato, in modo da creare un esempio: i ribelli sono degli emarginati.
Tuttavia ciò non è sempre vero, infrangere le regole non ci rende necessariamente dei reietti, può invece renderci degli eroi. Gli essere umani tendono a marcare la propria posizione sociale attraverso dei segnali, come ad esempio guidare macchine sportive costose, indossare abiti di marca o gioielli per indicare il proprio successo finanziario. Allo stesso modo i ribelli mostrano di poter infrangere le regole perché il loro talento glielo permette, questa è una caratteristica base della mentalità ribelle, basti pensare a Mark Zuckerberg e a come sfidi le norme sociali indossando maglietta e jeans in riunioni di lavoro importanti invece del socialmente accettato completo giacca e cravatta, oppure prima di lui Steve Jobs e Sergio Marchionne.
Secondo le ricerche, coloro che infrangono le convenzioni sociali, non seguendo il comportamento che ci si aspetta in un dato contesto, hanno maggiori probabilità di ricevere la nostra ammirazione poiché mostrano di comportarsi in maniera costante e conforme alle loro inclinazioni e di essere in grado di pagare le conseguenze dell’anticonformismo, marcando il loro status di ribelli.
Ognuno di noi ha la possibilità di essere anticonformista nella vita di tutti i giorni. L’anticonformismo aumenta la fiducia in noi stessi e le ricerche dimostrano che alimenta anche la nostra felicità nelle interazioni giornaliere. Tuttavia infrangere le regole non ha sempre un riscontro positivo, a volte può essere percepito come un comportamento fastidioso, per esempio entrare in un ufficio senza bussare, eppure per quanto irritante chi utilizza tale comportamento viene comunque considerato “potente”. Di solito il potere viene collegato al concetto di essere liberi di fare ciò che si vuole, non ha importanza che il senso di potenza sia reale o percepito, esso ci spinge a correre più rischi e a essere più autentici.
Alimentare l’innovazione per migliorare noi stessi
La nostra società è imbevuta di tradizioni e rituali il cui scopo principale è quello di impartire e tramandare dei valori e rinforzare l’appartenenza a un gruppo o a una cultura. Tuttavia le tradizioni ci privano dell’esperienza di prendere decisioni difficili. Spesso seguiamo le tradizioni a occhi chiusi poiché pensiamo ci sia un motivo valido per il quale un rituale viene eseguito nello stesso modo negli anni, ma non è così, la maggior parte dei rituali non è il risultato di un lungo e ponderato processo selettivo ma solo routine, questa preferenza di comportamento è definita: pregiudizio dello status quo. Ciò significa che quando raggiungiamo uno stato di benessere e ci sentiamo a nostro agio in una data situazione abbiamo la paura irrazionale di modificarla, anche se il cambiamento porterebbe dei benefici.
Il talento del ribelle è l’abilità di accogliere l’imprevedibilità e l’ignoto per alimentare l’innovazione. L’essere umano nasce con una forte propensione alla ricerca dell’innovazione e della novità che crescendo scompare nel desiderio di prevedibilità: questo ci insegna una lezione importante, l’intensità delle emozioni svanisce nel tempo. La novità è uno stimolante che provoca entusiasmo e ci mantiene coinvolti, che sia al lavoro, nello studio o in una relazione, tuttavia abbiamo detto che l’intensità dell’emozione svanisce nel tempo, per questo deve essere abbinata alla sensazione di sfida. Perché qualcosa sia eccitante deve essere nuovo, ma è anche necessario che sia impegnativo. Grazie all’innovazione acquisiamo nuove abilità e ampliamo noi stessi, la novità ci sfida a ribellarci contro la nostra preferenza per lo status quo, la nostra “comfort zone” e a impegnarci di più, che sia a lavoro o in una relazione.
Lasciare libera la nostra curiosità
La curiosità è un talento che abbiamo fin da bambini poiché sperimentiamo tutto per la prima volta, tuttavia crescendo prendiamo coscienza del giudizio degli altri e freniamo la nostra curiosità, soprattutto perché non vogliamo dimostrare di non avere tutte le risposte. Questa idea è sbagliata, facendo domande dimostriamo invece interesse e guadagniamo fiducia dall’interlocutore, allo stesso tempo lusingandone l’ego, poiché lo spingiamo a dimostrare la sua conoscenza. I ribelli imparano a non smettere mai di fare la famosa domanda: “Perché?”, combattendo la paura che ci frena nel chiedere aiuto. La curiosità dona una serie di benefici: mostra un maggiore senso di supporto sociale nelle relazioni e ci spinge a cambiare la prospettiva riguardo a un problema, vedendolo più come una sfida e un’occasione per imparare qualcosa di nuovo. In un’azienda la curiosità può essere incoraggiata, per promuovere creatività e innovazione, rendendo il posto di lavoro un luogo sicuro in cui fare domande.
Essere aperti a nuove prospettive
Una volta che siamo diventati esperti nel nostro lavoro e ci sentiamo a nostro agio, tendiamo a cadere nella routine, perciò quando affrontiamo un nuovo problema che crediamo di aver incontrato in passato, sentendoci sicuri di avere le conoscenze per risolverlo lo affrontiamo in maniera irragionevole e non riusciamo a vedere il quadro d’insieme. Il ribelle sa mantenere una prospettiva nuova che lo aiuta a creare una maggiore varietà di soluzioni. La sensazione di conoscenza chiude la nostra mente, ci porta a razionalizzare le nostre scelte sbagliate precedenti e spesso ci spinge a sentirci potenti e a dare meno valore alla prospettiva degli altri. In questo caso ci può essere d’aiuto il pensiero controfattuale, grazie a esso la nostra visione non è più il centro focale, inoltre ci aiuta a ricordare che non siamo sempre stati degli esperti nel nostro settore, aiutandoci a combattere il punto di vista radicato dalla nostra esperienza. È bene ricordare che la nostra visione del mondo non è completa e che per quanto possiamo essere esperti in un settore, c’è sempre qualcosa di nuovo da imparare.
Migliorare la produttività del team grazie all’eterogeneità
Le meccaniche del pensiero umano tendono a lavorare secondo degli stereotipi, attraverso i quali facciamo dei collegamenti tra due elementi per comprendere il mondo, tuttavia gli stereotipi sono delle generalizzazioni promosse dalla società, per questo i ribelli non accettando i ruoli sociali, sanno che gli stereotipi possono bloccare le nuove informazioni, impedendo il cambiamento. La diversità, a differenza degli stereotipi, promuove l’innovazione. Di solito preferiamo collaborare con colleghi che consideriamo simili a noi poiché la diversità crea disagio. Tuttavia la ricerca ha dimostrato che lavorare in gruppi eterogenei produce dei risultati migliori proprio perché il conflitto di prospettive può creare soluzioni a cui menti simili non avrebbero pensato. Il conflitto di prospettive sfida il nostro pensiero in maniera costruttiva.
I vantaggi di essere autentici
L’essere umano tende sempre a cercare di nascondere la propria personalità, i propri sentimenti e i propri difetti poiché vuole evitare di essere vulnerabile, ma la vulnerabilità ci aiuta a creare una maggiore connessione con gli altri. Non essere autentici prosciuga le nostre energie mentre l’autenticità ci instilla maggiore coraggio e ci permette di affrontare al meglio le esperienze negative. La maggior parte delle aziende pensa che i punti deboli siano la parte che è più semplice plasmare in un impiegato, ma in realtà non è così. Le ricerche hanno dimostrato invece che sviluppare i punti di forza incrementa la fiducia in noi stessi, incoraggiandoci maggiormente a essere autentici, a trarre maggiore soddisfazione dal nostro lavoro e spingendoci a diventare più chi siamo realmente che a preoccuparci di ciò che gli altri pensano di noi.
Come si diventa ribelli?
Tutti i talenti che sono alla base dell’essere ribelle sono accomunati da un unico elemento: il coinvolgimento. L’essere umano tende a cedere alle abitudini, alla routine, allo status quo, che sebbene ci facciano sentire al sicuro, allo stesso tempo riducono il nostro coinvolgimento. Tuttavia se si mettono in atto i talenti di un ribelle, questo ci porta a sentirci coinvolti, ci dà un senso di appartenenza e ci spinge a dare il meglio di noi stessi. In un’azienda, per incoraggiare il coinvolgimento, si può utilizzare la struttura piatta (non esistono gerarchie alte) con la quale si evita la preferenza per lo status quo e la routine, fornendo un profondo senso di appartenenza e un ambiente sicuro in cui condividere idee. Per diventare un vero leader ribelle si possono identificare otto principi:
1. la ricerca dell’innovazione;
2. incoraggiare il conflitto costruttivo;
3. creare un ambiente sicuro in cui poter parlare liberamente;
4. essere autentici;
5. non venire frenati dalla propria esperienza;
6. utilizzare i vincoli per ideare soluzioni creative;
7. incoraggiare la collaborazione tra dipartimenti, “scendere in campo” insieme a tutti gli altri impiegati;
8. mostrare che l’organizzazione non è identificata solo dal “capo”, ma dall’“insieme”.